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 Monumento alla liberazione

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto tra le piante
dai nomi poco usati: bassi ligustri o acanti.
Io per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla.”
(E. Montale)

E’ Corsanini uno scultore solitario che tratta il marmo come se fosse cera e che, da buon carrarese, dialoga costantemente con la sua pietra grezza, scoprendone i misteri. Egli non teme qualsiasi blocco marmoreo nel liberare le figure in esso prigioniere. Non appartiene a "Scuole" né ama confronti; sa di essere se stesso, ma senza presunzione alcuna.

Le tematiche espressive coinvolgono il visitatore che rimane colpito dal linguaggio sempre originale e dalla correttezza formale che non inducono ad ambigue letture.

Corsanini ama il confronto diretto con la "pietra" si è trovato anche a contatto con l’ arte gotica dei pinnacoli del duomo Milano, ai quali ha lavorato per i restauri .

Il gotico gli ha sicuramente indicato simbologie lontane, il fascino della sintesi e l’ importanza della metafora; elementi che lo scultore ha tenuto presente lavorando al suo ultimo bassorilievo Monumento alla resistenza (inaugurazione 25 Aprile 1995).

A questo punto ritengo opportuno fare riferimento ad un altro “Monumento alla resistenza” scolpito da Corsanini nel 1985.

Nel 1985 l’ artista nel quale prendevano forma, come entro tre metope, episodi appartenenti ancora al mondo dei “vinti”. Un tipo di monumento dal contenuto apparentemente narrativo: in uno spazio ritmicamente scandito hanno trovato posto figure della quotidianità (formelle laterali).

Neorealismo ? No. Iniziando infatti la lettura dalla formella centrale, punto focale dell’ opera, si nota che due creature accasciate, bloccate dal dolore primordiale cui l’ umanità non potrà mai sfuggire, spiazzano gli elementi realistici delle zone laterali: dall’ errore di quei progenitori nasce la storia fatta di realtà, di umanità confusa e in lotta.

L’ opera porta già i segni di una interessante simbologia pur essendo affidata ancora a sequenze descrittive.

Ho voluto fare riferimento al monumento del 1985 per giungere al bassorilievo di oggi. Lo scultore è totalmente rinnovato; strada nuova segnano la sua arte dopo l’ ultima grande scultura che si trova in Corea del Sud dal titolo Niente da dirsi”.

Nel monumento alla resistenza l’ artista dimostra di voler interrompere gli addentellati con il passato, abbandonando ogni tema descrittivo, per agganciarsi a modelli primitivi che, se non è azzardato dire, richiamano segni magici della antica arte orientale.

Il monumento è affidato ai simboli e alla metafora:

“ Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l’ animo nostro informe...” (E. Montale)

Lungo un piano alto circa due metri, con uno spessore di appena trenta centimetri si articolano segni capaci di esprimere concetti di libertà; non è facile trovare le parole adatte per descrivere la musicalità del simbolo, bisogna penetrarne l’ assenza, bisogna ascoltare l’ arcano.

Incipit vita nova, con un singolare effetto spaziale che denuncia una sicurezza tecnica straordinaria.

L’ artista scolpisce tre coppie di mani, provate dalla fatica e dallo sforzo di aver spezzato le maglie di una catena la quale, se pura in frantumi, cerca egualmente di penetrare nelle braccia che fuoriescono dallo sfondo.

L’ illusione prospettica fa sì che, in una disposizione criptica, le mani custodiscano , lì tra i rottami del tempo, una chiave, centro focale del bassorilievo: è una chiave da scoprire, offerta all’ umanità spesso cieca, disorientata e ottusa, ma aiutata dalle poche creature che lottano per frantumare le maglie del servilismo e che inducono a sperare.

L’ anello della chiave è un foro attraverso il quale si può vedere al di là della fisicità, al di là del presente: è l’ occhio del mistero da scoprire, ma è anche l’ anello della speranza; Monumento della speranza, quindi, che propone unione e forza nel continuare a rompere certi argini per superare le ingiustizie e i soprusi.

Corsanini dimostra sicurezza tecnica e profondità di pensiero nell’ affrontare, con temi simbolistici il bassorilievo. Scoprendo dalla lastra marmorea i simboli, invia messaggi capaci di riallacciare il passato al futuro e di narrare musicalmente la storia dell’ umanità aggiogata.

La tematica della sofferenza esistenziale è una costante nell’ opera di Gino Corsanini, ma il linguaggio è sempre rinnovato. La ricerca, il lavoro incessante, l’ amore per la dura pietra di Carrara, sono; segreti di questo scultore capaci di far palpitare il marmo e di scoprire i misteri e ciò che accade quando la materia è nutrita di tutti i tormenti dell’ artista.

ANNA TREVISAN